a quest’ora avrai senz’altro spento la luce
dimenticato la porta di casa aperta
e finito di scorrere il dito su quel cellulare.
avrai cambiato profumo
e comprato un cappello di quelli di paglia grandi e tondi, perfetti per l’estate, da tenere addosso solo la mattina quando il sole dà fastidio e finisci a brontolare perché non hai ancora bevuto il caffè.
a quest’ora, avrai senz’altro già deciso cosa fare, a capodanno, e prenotato con il tuo nome di fantasia ottomila ristoranti dove andare a pranzo.
ti vedo già
sorridere entrando con la tua tipica corsetta
imbarazzarti quando il cameriere sposta il tavolo per farti sedere
innervosirti se non si sbriga a prendere l’ordine
accenderti appena arriva il piatto che hai scelto
intenerirti per un dettaglio dell’arredamento
e poi fare due foto di rito, da mandare a mamma e papà.
con l’entusiasmo di una bambina vivi una danza fatta di moine e silenzi che ho sempre letto a occhi chiusi, come si fa con le cose di casa.
lo so,
a quest’ora avrai senz’altro provato
cercato
sperato di cambiare giro di amici e quella brutta abitudine della coca-cola alle tre del pomeriggio.
fossi mai riuscito a toglierti qualche vizio una volta ogni tanto, con quelle mie smorfie da maestro compiaciuto di vite altrui. ma in fondo lo sai che ridevo nervoso. come quando senti una canzone mentre fai altro e ti entra dentro anche se non vuoi.
e dopo centinaia di notti così
e un susseguirsi d’incontri senza capo né coda
starai cercando di dormire
rigirandoti nel letto
chiedendoti come mai.
e perché diavolo è tutto ancora lì. magari un po’ più arrugginito e impolverato di prima, ma ancora esattamente lì, dove l’hai lasciato.
esattamente lì.