arrampicarsi sui vetri per imparare a volare


lancette
di un orologio che non dorme mai
neppure ora, neppure stamattina;
accompagna il tram che ringhia ruggine
che pare polvere kenyana, lungo le lamine infilzate nell’asfalto.
tu
vestita di stoffa orgogliosa stropicci gli occhi come caramelle
scomporre la quiete è faticoso, quando ogni cosa sembra aver trovato il giusto peso, buffa comodità in letti di fortuna.
la notte se n’è andata
si lascia dietro pioggia che purifica le menti, che lava l’asfalto
le macchie del mondo espìate d’un tratto, senza il tempo di dirsi addio.
bevi il caffè della noia, il caffè dell’abitudine
doppio in tazza grande
specchio di ciò che sei.

ricordo da piccina mangiavi il pan degli angeli, nascosta in cucina.
poi quello spettro dell’età ti rese schiava.
trucchi l’anima, riconoscerti è impossibile
ho smesso di guardarti oramai.
ma ricordo che facevi romanzi d’amore
ti addormentavi al sole
e la sera mi raccontavi di chi rapiva il tuo cuore.

come trovare un senso in mezzo al mare
e non serve sfogar la rabbia perchè resta solo l’abbandono
ridere, per non sentire che fa male
togliersi la maschera mostrando chi sono.
-amnesìa disordine disfunzione blackout

arrampicarsi sui vetri per imparare a volare.

qualche spicciolo, del vino
la fortuna che cammina sui fili del vuoto
parlami di ciò che sei
mentre il mondo finisce

ok?