come stai
siediti che mi fai ansia
e poi in piedi, si parla sempre a sproposito
mi accontenti, ma senza guardare bene dove e sprofondi nel materasso
dici che hai avuto paura per noi
che non sai cosa ti è preso
che non puoi tenerti questo peso
mi stai stritolando il braccio
non te l’ho mai detto ma mi fai impazzire quando sei agitata
non ti ho detto tante cose
mi parli di persone che non conosco, di posti in cui non potrò più andare
perché alla fine non si scappa, le persone diventano i posti
alzi la voce mentre torturi il tappo del vino, che è lì che rotola sul comodino
ho capito, vuoi mostrarmi che questa volta è una cosa seria
distogli lo sguardo, per fissare cosa, la porta della cucina?
quanto hai sempre amato i drammi
ti fermo
dico che importanza ha, ormai è andata
io e il mio dannato vizio di cercare sempre soluzioni
hai uno strano profumo addosso e si confonde con quest’odore inglese che si è appiccicato sulle nostre cose, anche le più piccole
te la prendi con me, con il modo in cui ti guardo
un classico insomma
no, non ti sto giudicando
no, non rido di te
ti osservo
osservo la tua passione con un pizzico di invidia e mi chiedo se sarò mai in grado di ricambiarla come merita
un po’ accondiscendente, devo ammetterlo
poi mi ricordo che ho anch’io un corpo
faccio per prenderti le mani e irruente finisco sui tuoi polsi
ma ti calmi lo stesso
ti accasci contro la testiera del letto, cambi argomento e sistemi il vestito allungando le gambe
come per sottolineare che la tempesta è passata
hai ai piedi ancora le scarpe
le scarpe sul letto no
sono un rompiscatole, lo so
te le tolgo così, quasi meccanicamente
e un po’ incerto inizio a raccontarti della mia giornata
passa un attimo e ti sei sdraiata
hai sonno?
dai, aspetta che spengo la luce, non trovo mai l’interruttore giusto in questa casa.