e ti incontro insieme a strade rumorose, bicchieri semivuoti e finestre senza vento.
le luci sullo sfondo che si accendono e spengono con respiri profondi mentre nelle case intorno a noi tanta gente dorme nel proprio letto o in quelli di altri, con l’acqua sul comodino e la sveglia per il giorno dopo. 8. 8:30. 7:45. chissà quanti non si saranno lavati bene i denti.
c’è della gente qui con te -questi sono i miei amici, mi dici, col sorriso di chi sa come funziona la vita.
sei circondata. parli di posti sconosciuti e mangi la frutta con la buccia mentre penso a come sarebbe partire insieme per uno di quei paesi dove frutta e verdura non van mangiate se non cotte.
potremmo viaggiare bene insieme, se solo la smettessi di fumare.
sta salendo un po’ di vento ora e la mia camicia comincia a muoversi. mi sento un po’ stanco di girare, parlare, muovermi tra questa folla che se li prendi singolarmente lo vedi che son stanchi anche loro. andate a letto, fatemi sto favore, che ci hanno mentito – la notte non porta mai consiglio.
non so come ti chiami ma penso che potrei darti due nomi, uno da usare sempre e l’altro solo per quando mi arrabbio. pensaci non è stupido, così te ne accorgi subito.
ti parlo un po’ e ogni tanto mi zittisco mentre faccio un passo indietro, per lasciare che passi aria tra di noi, perché in fondo è nella distanza che le cose crescono e si trasformano, mentre il tempo ci distrae giocando con l’interruttore della luce.