ascoltami. il caso è ovunque, si nasconde dentro l’aria, nella musica, nelle labbra d’amanti mossi dall’istinto, dalla voglia di spegnere il mondo e nascondersì giù, nei cunicoli del cuore. come un fiore tra l’asfalto, come una goccia che affoga una formica.
lo vedi il puzzle?, un continuo piover di pezzi che s’incastrano, pezzi di suolo pezzi di pelle pezzi di sogni.
stridìi. la ruota striscia, gratta, si scioglie, brandelli di sè. una scia, una stella cometa sull’asfalto.
uno schianto. l’auto che sembra piegarsi come pongo nelle mani d’un fanciullo.
pupazzi nelle mani d’un destino sempre in bilico, dadi che rotolano con quel loro particolare rumore.
l’uomo pensa, l’uomo decide, l’uomo governa, l’uomo vince, l’uomo è libero
sì,
nelle prigioni del caso.
nulla può davvero spiegare cosa governi i fili delle nostre anime, noi, burattini mossi dal vento.
e la sera a bordo letto mi chiedevi perchè la notte c’è silenzio. ed io ti dicevo di star zitta per sentire il rumore del fato che scendeva su di noi.
un giorno morirai, ti dicevo sottovoce, sottovoce perchè non sentissi. ti raccontavo che il caso è un vecchio barbuto, incappucciato, un viandante che rovescia tutto ciò che tocca con quelle sue mani grandi. ricordo che ti fece paura quel vecchio, e mi chiedesti se ci fosse un modo per fermarlo, per renderlo amichevole. sorrisi, pensando a mia figlia abbracciare il destino.
io sono un disilluso lo sai, ma mai nessuno è riuscito a legarlo a sè. è un’ombra che vaga su noi, è un fabbricante di vita, talvolta il becchino insapettato in giornate grigie che pesano sugli occhi. non ha sentimenti, questa è la sua rovina.
ma non temere, lui ti tratterà bene. promesso.